Nel 2013 sono state uccise circa 170 donne. Si parla di ”femminicidio” e di solito è compiuto dall’uomo che diceva di amarle o da uno stalker. Fa strano sapere che alcune di loro hanno denunciato anche 25 volte i maltrattamenti subiti eppure la legge non le ha difese. Si sono limitati o a rimandarle a casa o a consegnare un modulo dove in sintesi c’è scritto che tizio deve tenersi ad un chilometro di distanza dalla donna in questione. Eh, già. Magari lui vuole ucciderti e tu devi tirare fuori il modulo e dire ”Hey, mi devi stare lontano! Vattene un chilometro più in la.” Lui ovviamente si scuserà e si allontanerà colpendosi dolcemente la testa per punire la propria dimenticanza. Che senso ha fare una legge contro lo stalking? Che senso ha proporne un’altra quando le donne che denunciano non vengono prese in considerazione? Così facendo non si avrà mai giustizia e nessuno denuncerà più. Un livido sull’occhio ritornerà ad essere stato causato da una caduta presa sulle scale. Le donne vittime ritorneranno a nascondersi e a mentire. ”Mi picchia perché era nervoso. Mi ha sbattuta sul letto e mi ha violentata perché in questi giorni ero distante e sentiva la mia mancanza. Non gli piace il cavolo, ecco perché mi ha gettato la pentola d’acqua bollente addosso.” Sembrano delle cazzate, ma ho sentito molte donne parlare così. Per ottenere un po’ di giustizia, cosa dobbiamo fare? Lo Stato Italiano vuole sotterrare mille donne e poi prendere dei provvedimenti? Ma in Italia c’è ancora qualcosa che funziona o no? In questi casi è giusto farsi giustizia da soli? Ah, non sia mai! Non difendetevi che poi andate voi in galera e non chi ha commesso il vero reato.